Miglior Portfolio 2017

Giuseppe Iannello – Gibellina 1968

Nella notte tra il 14 e il 15 gennaio del 1968 un violentissimo sisma colpì la valle del Bèlice, nella Sicilia Occidentale. Per molti anni gli abitanti furono costretti a vivere in baracche. Solo molto dopo, il Governo Italiano tentò una ricostruzione delle zone colpite. Sorse una nuova Gibellina a venti chilometri dalla vecchia. Mentre il vecchio paese subiva una rapida morte causata del terremoto, il nuovo la incassava per mano dei pianificatori. Solo le rovine di Gibellina, diventate luogo di commemorazione artistica ad opera di Alberto Burri, sembrano attrarre senso e acquisire quella profondità che dà ad un luogo la sua specifica essenza. Il mio interesse ruota attorno alla disconnessione tra due generazioni e due luoghi. Che cosa rimarrà nella mente dei giovani quando l’ultima persona che ha vissuto il terremoto non ci sarà più? Le proiezioni di immagini di archivio sui muri del Grande Cretto vogliono ricreare le strade, la vita quotidiana e i volti degli abitanti di Gibellina prima del terremoto. Le immagini raccontano di un presente scollegato con il suo passato, di una Sicilia idealizzata e del suo conflitto con il presente.

 

Giuseppe Iannello (1982) è un fotografo che vive a Palermo laureato in Documentary Photography presso la University of South Wales. Il suo primo approccio alla fotografia lo ha visto utilizzare macchine a pellicola, che ancora oggi predilige. Attualmente sta esplorando diversi campi delle arti visive, intervenendo direttamente sui luoghi urbani attraverso cutting off e proiezioni, spingendo i confini del lavoro tradizionale bidimensionale al tridimensionale. Il suo ultimo progetto Gibellina 1968 – otto minuti dopo le tre ha vinto il Premi Miglior Portfolio al Ragusa Fotofestival nel 2017 ed è stato esposto a Milano presso lo Studio Museo Francesco Messina

 

Menzioni Speciali

 

Fabio Itri – Scomparsi / Their Bodies Will Never Found

649 persone sono state sequestrate in Italia tra il 1969 e il 1998. Una media di 22 casi l’anno, per 29 anni, 128 dei quali in Calabria. 117 solo nella provincia di Reggio Calabria. La ‘ndrangheta e le altre organizzazioni criminali legate alla mafia calabrese hanno ricoperto un ruolo di primo piano durante gli anni dei sequestri. Le persone sono state rapite su tutto il territorio italiano e poi condotte in Calabria. Almeno un terzo di questi casi recano il marchio dei clan che operano nel triangolo fra San Luca, Natile e Platì. Non tutti gli ostaggi hanno fatto ritorno a casa. Molte vittime sono morte a causa delle condizioni inumane in cui erano tenute. Di 128 persone sequestrate, 8 sono scomparse, ingoiate dai burroni tra le montagne o sepolte in fretta e furia per nasconderne ogni prova. I corpi di Vincenzo Macrì, Mariangela Passiatore, Giuseppe Gullì, Antonio Colistra, Giuseppe Bertolami, Alfredo Sorbara, Vincenzo Medici e Pasquale Malgeri non sono mai stati ritrovati. Questo lavoro racconta le loro storie.

Fabio Itri si occupa di fotografia documentaria e lavora in Calabria. Dopo essersi laureato in filosofia si è specialIzzato in advertising e nel 2009 ha iniziato ad occuparsi di fotografia. Nel 2013 ha frequentato un corso di specializzazione in fotografia di reportage all’Istituto Superiore di Fotografia a Roma. Collabora con diversi media e magazine. Le sue immagini e il suo lavoro sono stati pubblicati su Stern, Internazionale, pagina99, The Best of Lens Culture vol.1, Maps-Magazine, The Fifa Weekly, Left, Il Manifesto, Grazia e molti altri. Il suo lavoro ha ricevuto numerosi riconoscimenti e premi tra cui LensCulture Emerging Talent Award, Leica Photographers Award, International Photography Award, FotoLeggendo, Portfolio Italia.

 

Claudio Majorana – Head Of The Lion

Head of the Lion è un progetto sull’adolescenza di nove ragazzini cresciuti a Misterbianco, una cittadina alla periferia di Catania, in Sicilia.Ho incontrato i ragazzi per la prima volta durante l’estate del 2011. In quel periodo ero uno skater come loro, e questa è stata la scintilla iniziale della nostra amicizia.Durante gli ultimi 6 anni ho documentato le loro vite, portando contemporaneamente a termine i miei studi in medicina con una tesi sullo sviluppo del sistema nervoso degli adolescenti. Vedere i ragazzi crescere è stata una continua dimostrazione delle cose che ho studiato.Head of the Lion è il mio primo long-term project e, parallelamente, parte di uno studio sugli adolescenti. Il titolo di questo lavoro viene dal nome dell’alta scogliera sul mare dove i ragazzini passavano le loro estati. Saltare nel vuoto era diventato per loro una sorta di rituale. Un modo per dimostrare che non erano più bambini.

Claudio Majorana è  nato a Catania, in Sicilia, nel 1986. Sin da bambino è sempre stato diviso tra l’arte e la scienza: suo padre è medico e sua mamma pittrice. Majorana è un fotografo documentarista e laureando in medicina e sta scrivendo la sua tesi di laurea sullo sviluppo della cognizione sociale durante l’adolescenza. Anche i suoi progetti fotografici riguardano l’adolescenza. Scatta per lo più nella mia isola, la Sicilia e usa  macchine fotografiche a pellicola.

 

Maddalena Migliore – Rise up!

Rise up! nasce come libro d’artista, per raccontare il movimento No Muos. Il libro è pensato con un duplice fine, da un lato quello di far sorgere dibattito intorno alla causa, dall’altro come strumento di riflessione per il movimento stesso, con l’intento di mantenere viva la memoria e proiettarsi in avanti, con consapevolezza. Il punto di vista è interno al racconto, Maddalena Migliore si è avvicinata al movimento perché voleva partecipare in prima persona. Documentare e raccontare sono diventati modi per prendere una posizione e contribuire attivamente. Rise up! È un’esortazione ad alzare la testa, a partire dalla Sicilia. È un monito a rifiutare le logiche di potere e di guerra, imposte un’oligarchia che decide le sorti dell’umanità, disseminando morte e distruzione. Il 9 agosto 2013, in migliaia hanno invaso la base militare americana di Niscemi, per dimostrare che nessuna struttura militare è inviolabile. Per il forte valore simbolico di questa azione, la foto dell’occupazione della base americana costituisce l’ inizio del racconto.

Maddalena Migliore nasce a Modica il 17 novembre 1986 e si avvicina alla fotografia durante gli anni universitari a Bologna. Dopo la laurea in Lettere e Storia dell’Arte, si trasferisce a Milano per specializzarsi all’Istituto Italiano di Fotografia, ed inizia la sua pratica con la fotografia pubblicitaria, quella dii moda e con la fotografia di scena. Affianca alla professione di fotografa lo sviluppo di progetti formativi in ambito fotografico e continua nella sua ricerca personale. Ha realizzato diversi progetti per produzioni editoriali e mostre  tra cui Stultifera Navis, Nudi Grigi Inquadrati, Hidden Beauty, Rise up!; alcuni dei suoi lavori sono stati pubblicati su Sicilia Libertaria, Outsiders Webzine, Il Fatto Quotidiano, Rolling Stone Magazine.