Territori di formazione

Territori di Formazione, giunto alla sua terza edizione, nasce dalla riflessione sulla portata metodologica dello studio della fotografia nelle istituzioni italiane di Alta Formazione Artistica (l’ISIA di Urbino e le Accademie di Belle arti di Brera, Bologna, Catania). In un percorso che comprende i lavori di nove giovani autori italiani selezionati dagli istituti di provenienza, il progetto esplora l’uso della fotografia come indagine sul territorio partendo dal presupposto che la comunicazione visiva, e la fotografia in particolare, siano uno strumento di analisi, una scrittura capace di diverse interpretazioni. Nei lavori dei giovani autori l’aspetto progettuale si afferma come una delle caratteristiche chiave della ricerca. Fotografare significa progettare. E progettare la fotografia diventa allora un atto di consapevolezza critica verso la realtà e verso se stessi.

 

Veronica Billi – Questa stanza è troppo piccola per due

Questo progetto nasce da una necessità: l’impellenza di svuotare una zona della casa dagli oggetti che la ingombrano. Una cabina armadio piena di vestiti da sistemare altrove. Seguendo una scaletta ben precisa, Veronica BIlli li ha indossati uno ad uno, scattando una fotografia a tutti i cambi e rimuovendo poi l’indumento dalla stanza. Non ha tralasciato niente. Il risultato è un insieme quasi vertiginoso di più di duecento ritratti in cui l’autrice posa utilizzando il proprio corpo come unità di misura attraverso cui rilevare le differenze fra le forme della madre, a cui i vestiti appartenevano, e le sue. La realizzazione di Questa stanza è troppo piccola per due è avvenuta nel lasso di tempo di un anno, scandito anche dai piccoli cambiamenti visibili sul corpo dell’artista. A ogni passaggio è emerso sempre di più il colore della carta da parati e la stanza è diventata più luminosa, liberata dall’ingombro che la riempiva quasi completamente.

Veronica Billi è nata a Bologna nel 1990, ha studiato scenografia all’Accademia di Firenze e frequenta il corso magistrale di fotografia all’Accademia di Bologna. Lavora con diversi mezzi, non solo la fotografia e il suo lavoro è stato presentato in diverse occasioni, tra cui la mostra You Can Do It and You Must Do It in collaborazione con il MAMBO di Bologna nel 2018, Tirarsi Fuori, presso P420, Bologna e paSSaggio_9, Fotografia Europea OFF, con il collettivo Hermit Crab.

 

Federico Buzzoni – The black hole

Black hole è il frutto di una riflessione sull’assurdità del conflitto siriano. La necessità di chiarire i molti interrogativi a riguardo ha indirettamente spinto la mia ricerca all’interno delle zone di guerra. Google Street View è diventato così il surrogato di una passeggiata per le strade di Aleppo e Damasco. Durante uno di questi pellegrinaggi in una cittadina poco distante dalla capitale siriana è stato possibile imbattersi in un errore di ricomposizione delle fotografie che causa la presenza di un grosso buco nero all’interno di un paesaggio distrutto dai bombardamenti. Un buco nero è una regione di spazio dove la forza di gravità è così intensa che nulla, nemmeno la luce, può sfuggire. L’immagine, trasposta in forma scultorea, si presta perfettamente per essere eretta a metafora dell’intero conflitto. Di fronte alla proiezione dello screenshot che ritrae la scena – effimera e immateriale, così come lo è l’esperienza della camminata digitale – un’imponente struttura riprende la geometria del buco nero.

Federico Buzzoni è nato a Ferrara nel 1983 dove vive e lavora. Si è diplomato al biennio specialistico di fotografia presso l’Accademia di Belle Arti di Bologna e la sua pratica tenta di esplorare la materialità della fotografia attraverso sperimentazioni multidisciplinari. Ha partecipato a diverse mostre collettive, in Italia e all’estero, fra cui Foto-sintesi all’Accademia di Belle Arti di Bologna 2017, Art In Daily Life all’International Fine Art Students Congress, Istanbul, 2016, e Frammenti presso lo Spazio ABC di Bologna nel 2015.

 

Elena Coco – Breaking

E intanto che stiamo lì a pensare, bisogna affrettarsi a prenderne coscienza, ed è proprio nell’ammissione di sé che può nascere lo scontro. Il passaggio dalla giovinezza alla maturità è un viaggio che valica il mondo della spensieratezza per toccare il mondo della coscienza, degli obblighi e delle riflessioni. I tragitti non possono essere cambiati, e quando si è imboccata la rotta non è possibile tornare indietro: ciò che il corpo percorre, la mente spesso non segue. L’età adulta è un mondo per il quale, spesso, non si è ancora pronti. Il corpo che muta appare come un involucro che non rispecchia il contenuto. L’approccio alla maturità, ad un nuovo corpo, non è un a via verso la stabilità ma un’azione di rottura, un percorso di ferita e sutura.

Elena Coco è nata a Catania, dove vive e lavora . E’ pittrice, ceramista e fotografa. Dopo un inizio da autodidatta legato ad una naturale ed elementare passione per l’arte, il suo continuo interesse la portano ad approfondire la tecnica, e dopo il diploma decide di continuare gli studi presso l’Accademia di Belle Arti di Catania conseguendo, nel marzo 2017, la Laurea di primo livello. Frequenta oggi il Biennio Specialistico di Fotografia presso la stessa sede.

 

Cecilia Del Gatto – Sopravvivere

Sopravvivere è un progetto maturato nel tempo ed in costante evoluzione. Scatti costruiti per trasportare lo sguardo verso una realtà apparentemente piacevole, ma ingannevole. Scene di vita quotidiana, liberate dalla definizione concreta e dal loro contesto, caratterizzate da un unico comune denominatore: fili di lana colorati intrecciati a nascondere il viso dei soggetti fotografati. L’anonimia resa dalla maschera contribuisce a celare le espressioni che si rendono necessarie per uniformarsi al quotidiano, ma al contempo mantiene ben definito il profilo del volto, una seconda pelle da cui non si può prescindere. Fili reali che si sovrappongono alla irrealtà dell’essere, in un groviglio in cui non è facile distinguere il falso dal vero.

Cecilia Del Gatto è nata nel 1995 a Porto San Giorgio (FM). Vive attualmente a Milano e dopo aver conseguito il diploma di maturità artistica, ha frequentato il triennio in Graphic Design presso l’Accademia di Belle Arti di Macerata. Nel 2017 consegue la laurea triennale con un lavoro dal titolo Sopravvivere, esposto poi alla galleria Mirionima di Macerata. Nel 2018 il lavoro Il volo di una caduta è stata scelto dalla Commissione di valutazione per il Premio Fotografico Luna Rosa – Contro il Femminicidio ed inserito tra le 20 opere che parteciperanno alla selezione finale. Attualmente frequenta il primo anno del biennio specialistico in Fotografia all’Accademia di Brera.

 

Margherita Libuori – Porno-Tropics

“…l’atto di fotografare ha qualcosa di predatorio. Fotografare una persona equivale a violarla, vedendola come essa non può mai vedersi, avendone una conoscenza che essa non può mai avere; equivale a trasformarla in oggetto che può essere simbolicamente posseduto.”

Con queste parole Susan Sontag coglie la relazione esistente tra fotografia e dominio, sia esso coloniale, maschile, o una combinazione di entrambi. Tra la seconda metà del XIX secolo e il 1930, la fotografia svolse un ruolo fondamentale nella costruzione degli imperi coloniali: antropologi, esploratori, e colonizzatori, si cimentarono tutti con un mezzo di rappresentazione (e appropriazione) interamente nuovo, inondando la madrepatria di immagini dell’Africa, e costruendo in questo modo un immaginario collettivo favorevole all’impresa coloniale. La fotografia si trasformò in uno strumento fondamentale per la propaganda. La raffigurazione della donna ricoprì un ruolo centrale nell’immaginario coloniale.

Mbou Margherita Libouri è nata nel 1991 a Bologna, dove vive e lavora. Si è laureata in disegno della moda presso l’Accademia di Belle Arti di Bologna e in Fotografia dei beni culturali presso l’ ISIA di Urbino. Lavora come fotografa per un’ azienda di abbigliamento, gestisce un proprio brand di accessori ed è autrice di alcuni progetti fotografici che sono stati esposti in diverse personali e collettive, tra cui Porno-tropics al SI FEST, nel 2017, DIMONDI, Un Altro Studio, Bologna, Occupy Gezi Park – Istanbul, Bologna, nel 2013 e E-vento d’africa, Studio Patrizia Garavini, Sala Bolognese, nel 2012.

 

Irene Nobile – Identità

Il progetto è composto da una serie di ritratti di soggetti affetti da varie disabilità intellettive e/o relazionali realizzati presso il centro diurno A.N.F.F.A.S. onlus di Ragusa. Un lavoro che vuole mostrare una porzione di umanità che ancora oggi non viene considerata parte integrante della realtà in cui viviamo. Scatti molto semplici che con uno sfondo neutro isolano ed allontanano il soggetto dai preconcetti e dalle difficoltà in cui vive quotidianamente, al fine di focalizzare l’attenzione sull’individualità, riscontrabile negli sguardi di ciascuno di esso, restituendogli quindi la dignità che merita.

 

Irene Nobile nasce a Ragusa nel 1994. Dopo aver frequentato il liceo linguistico continua gli studi presso l’accademia di belle arti di Ragusa dove si avvicina al mondo della fotografia. Conseguito la laurea triennale con una tesi di fotografia sulla Fototerapia e quindi sull’utilizzo della fotografia in psicoterapia, si iscrive al biennio specialistico di fotografia presso l’accademia di belle arti di Catania dove attualmente frequenta l’ultimo anno. La sua ricerca si concentra soprattutto sulla figura umana e sulla rappresentazione dell’identità.

 

Valentina Ruggiero – Sacra bellezza

Sacra Bellezza esplora il culto contemporaneo della bellezza e il potere distruttivo dell’ ossessione per la perfezione nella cultura contemporanea. Attraverso una rielaborazione dell’impianto grafico dei santini, strumenti di diffusione della devozione tipici della religione cattolica, le immagini devozionali e le preghiere legate al culto vengono sostituite da codici visivi e messaggi testuali prelevati dalla comunicazione mediatica. L’autrice fotografa se stessa in pose che richiamano azioni e pratiche legate alla cura del corpo e alla “manutenzione” del dispositivo estetico per eccellenza, il corpo, nel quotidiano. Ogni scatto prende a riferimento una martire cristiana e la relativa forma di martirio, riapplicandoli attraverso un gioco di assonanze al contemporaneo. Gli autoritratti sono inseriti sul recto di santini appositamente creati, mentre sul verso la tradizionale preghiera è sostituita da un’invocazione formulata prelevando stralci di testo da annunci pubblicitari (Vogue, Cosmopolitan, etc).

Valentina Ruggiero è fotografa e artista visuale. Nata a Venezia, vive a Londra. Nel 2016 si è laureata in fotografia presso l’ISIA di Urbino. Nel suo lavoro utilizza il medium fotografico per esplorare le intersezioni tra identità e codici di rappresentazione con una particolare attenzione all’influenza dei mass-media sulla nostra identità individuale e collettiva. Attraverso molteplici variazioni sul tema del ritratto e dell’autoritratto il lavoro propone una critica focalizzata su stereotipi di genere e condizionamenti culturali, invitando ad una riflessione intorno alle dinamiche di potere che entrano nella vita quotidiana e influenzano le relazioni umane.

 

Giovanni Scarantino – in the aftermath

Durante l’estate del 2017, una serie di incendi dolosi ha afflitto il patrimonio boschivo del centro Sicilia. Il danno stimato si aggira intorno a 3300 ettari di bosco, andati bruciati tra le città di Enna, Valguarnera, Piazza Armerina e Aidone. Universalmente, gli esseri umani stanno esperendo disturbi fisici e mentali che sono strettamente connessi allinarrestabile impatto dello sviluppo e del cambiamento climatico nellambiente in cui viviamo, a tal punto che lepoca geologica attuale è stata definita Antropocene in ragione del condizionamento cui l’essere umano sottopone le caratteristiche fisiche, chimiche e biologiche dellambiente terrestre. In the aftermath indaga le idiosincrasie che costellano la natura dellessere umano. In questo scenario, l’intento è promuovere un ricordo consapevole capace di affrontare il trauma collettivo, per generare una memoria che riconsideri la ricchezza del patrimonio territoriale sotto una nuova luce.

Giovanni Scarantino nasce in Sicilia nel 1989. Appassionato sin da giovane di fotografia analogica, nel 2012 si iscrive al corso di “Arti Tecnologiche” all’Accademia di Belle arti di Catania. Nel 2016 si trasferisce a Bologna per frequentare il biennio specialistico in Fotografia e in questo periodo partecipa a diverse mostre collettive organizzate dall’Accademia stessa. Nell’ottobre 2017 partecipa alla mostra curata da Danilo Eccher Take me I’m yours e ideata da Christian Boltanski e Hans Ulrich Obrist. La sua ricerca ruota attorno all’analisi degli stati emotivi che abitano la contemporaneità.

 

Valerio Eliogabalo Torrisi – Lazzariata

La serie fotografica, composta da 11 trittici, è la narrazione di un ultimo, quasi definitivo, viaggio, più concettuale che fisico. L’attraversamento della propria terra, dall’Etna fino al mare, è un ripercorrere per l’ultima volta il paesaggio da cui presto ci si separa. E’ il tentativo, in un atto disperato ed evidentemente futile, di portarsene via una parte. Si cerca un dialogo, un’ammissione finale, che si conclude in un’affannosa corsa verso il mare a cui abbandonarsi. Il bisogno disperato di portarsi via la propria terra fa spazio a quello di diventarne un tutt’uno, ad un tentativo perlomeno di scomparire, tra i ciottoli. Il viaggio si conclude con un pensiero sussurrato ad occhi chiusi, nell’illusione d’esserci riusciti, forse.

Valerio Eliogabalo Torrisi è nato a Catania nel 1993. Si è laureato presso l’Accademia di Belle Arti di Catania, in Arti Tecnologiche. Trasferitosi a Milano, studia attualmente presso l’Accademia di Belle Arti di Brera, Biennio Specialistico in Fotografia. L’autore prova a mettere in comunicazione codici e regole che appartengono a mezzi espressivi differenti, nel tentativo di creare nuove forme di narrazione. La finzione e la drammaticità, a volte forzatamente evidenti, sono un mezzo per creare una sospensione nella curva delle emozioni, che lasci sempre a metà, nel vuoto dell’incertezza.