‘Resurrection’ di ANDREA BUZZICHELLI  (Italia)

Curiosando tra gli scaffali di un venditore in cerca di vecchie macchine fotografiche mi sono imbattuto in una decina di scatole zeppe di diapositive Kodachrome. Lo stato di conservazione era pessimo. Muffe e funghi parevano aver digerito ciò che restava di personali memorie sfuggite alla conservazione, dimenticate e finite in pasto al miglior offerente. Essere erano comunque sopravvissute in qualche modo al loro tempo. Una risposta che vada oltre il tempo e la dissoluzione di tutto quel che conosciamo non smetterà mai di affascinarmi. Ci è dato conoscere qualcosa sulla meraviglia della nascita ma poco o niente della ”fine”, a meno che non ci lasciamo distrarre da qualche religione. Poi, a casa, le ho pulite facendo attenzione a non rovinarle, ho rispolverato un mio vecchio proiettore e per qualche serata mi sono immerso tra quei ricordi ammuffiti. Rievocandone il passato ma anche liberando l’immaginazione dietro ogni singola diapositiva. La prima domanda che ti fai è perché buttarle come immondizia. Perché disfarsene. Dopo capisci che è inutile farsi domande. C’è qualcosa di inspiegabile nella forza anche estetica sprigionata da queste immagini. Come se i ricordi fossero oggetti sensibili decomposti del loro spazio e tempo. Come se queste immagini arrivassero per intuizione prima ancora di ogni pensiero. Questo loro essere trascendentali allora. Forse si tratta di questo.

Browsing through the shelves of a junk dealer, looking for old cameras, I came across a dozen boxes of Kodachrome slides. Their state of conservation was very bad. Molds and mushrooms seemed to have digested what remained of personal memories escaped from conservation, forgotten and ended up for sale to the highest bidder. However, somehow they survived their time. An answer that goes beyond time and the dissolution of all that we know will never cease to fascinate me. We are given to know something about the wonder of birth but little or nothing of the “end” unless we let ourselves be distracted by some religion. Later,  at home, I cleaned them, trying as much as possible not to damage them. I dusted off an old projector and for a few evenings, I immersed myself among those musty memories. Recalling the past but also freeing the imagination behind every single slide. The first question you ask yourself is why people throw them away like garbage. Why get rid of them? Then you understand that it is useless. There is something inexplicable in the aesthetic strength released by these images. As if memories were sensitive objects decomposed of their space and time. As if these images came by intuition before any thought. It’s their being transcendental then. Maybe this is it.