Concept

Desire

Nella nuova epoca appena avviata, l’era della libertà misurata dalla paura del virus, quella dei social media e della comunicazione istantanea, c’è la sensazione che i nostri desideri, sempre più spesso indotti da algoritmi, cominciano a re-indirizzarsi o aggiornarsi con le aspettative verso il nuovo tempo.
Molto spesso il desiderio non ha una forma precisa e sfugge dai confini. Sappiamo che può assumere l’espressione del bisogno di colmare un vuoto, di un capriccio, di un’evasione dalla nostra stessa natura che si risolve in un appagamento breve. Come la scarica di un piacere virtuale, simultaneo, di poco valore, quasi insignificante che talvolta, allontanando lo sguardo da ciò che è essenziale, crea dipendenza, e assuefazione. Di solito funziona così quando le attese sono già conosciute, già sperimentate, da ritrovare o replicare. Ma il desiderio è anche sapersi spingerci oltre a tutto questo ed essere in grado di proiettarsi nel futuro, di sapere cogliere aspirazioni, traguardi, ideali.
Oggi il desiderio potrebbe risorgere come un’opportunità di senso, cioè di capire come esserci, di riscoperta della potenzialità umana, di perseveranza verso la vita, quella vera, non artificiale. Potrebbe coincidere con l’esigenza di capire come conservare la nostra specie, come prendersi cura dei nostri ambienti e dei nostri simili, come far valere la nostra dignità di essere veramente umani.