Giovanni Presutti
‘The Era of Beyond Truth’
(Italia)

Giovanni Presutti simula una parodia digitale che elenca, altera, trasforma profili personali immaginari che mescolano identità fittizie e ruoli. Come un demiurgo, compie una metamorfosi che ordina e trasforma il caos primitivo in un esplicito messaggio editoriale, attraverso una precisa azione performativa. Descrive questo bisogno ossessivo di popolarità e successo che nasconde una dipendenza mascherata. La sua intenzione è chiara, evidente, quasi palpabile. La fattura di acquisto con cui tutto inizia è di per sé un’immagine del libro. La dimensione piatta dello schermo diventa gradualmente tridimensionale, attraverso interventi impercettibili che richiamano l’attenzione sull’atteggiamento degli osservatori, che è spesso passivo. Presutti gioca con la percezione, prende in giro il buon senso, mentre svela un lessico sociale tirato fuori dal suo contesto, spogliandone i tratti e rendendolo, paradossalmente, ancora meno plausibile. La presenza simultanea di tutti gli eventi nel mondo, il mostruoso flusso di dati distrugge la nostra capacità di memorizzarlo, inibisce il nostro potere critico di reazione, e ora siamo solo in grado di usare simboli come sorrisi, cuori e commenti. Simboli che sono inutili, finti, mediocri, bizzarri, limitati. Siamo impotenti, storditi e dipendenti dalla prevalenza delle possibilità di comunicazione sui contenuti. La realtà perde le sue sfumature, la sua profondità e la sua importanza. Il bene e il male sembrano uguali.

Giovanni Presutti simulates a digital parody that lists, alters, transforms imaginary personal profiles that mix fictitious and role identities.  Like a demiurge, he makes a metamorphosis that orders and turns primitive chaos into an explicit editorial message, through a precise performance action.  He describes this obsessive need for popularity and success that hides a disguised addiction. His intention is clear, evident, almost palpable. The purchase invoice with which everything begins is itself an image of the book. The flat dimension of the screen gradually becomes three-dimensional, through imperceptible interventions that draw attention to the attitude of the observers, which is often passive. Presutti plays with perception, makes fun of common sense, while revealing a social lexicon pulled out of its context, by stripping down its features and making it, paradoxically, even less plausible. The simultaneous presence of all the events in the world, the monstrous flow of data destroys our ability to memorize it, inhibits our critical power of reaction, and we are now just able to use symbols like smiles, hearts, and comments. Symbols that are useless, fake, mediocre, bizarre, limited. We are helpless, dazed and addicted to the prevalence of communication possibilities over contents. Reality loses its nuances, its depth, and its importance. Good and evil look just the same.