


Maria Pansini “Taranto non vuole morire”
Maria Pansini “Taranto non vuole morire”
Maria Pansini “Taranto non vuole morire”
Taranto fu fondata dagli Spartani nell'VIII secolo a.C. col nome di Taras. La città, grazie alla sua posizione strategica al centro dell'omonimo golfo, alla fertilità del suo territorio e al commercio, divenne una delle più importanti póleis della Magna Grecia, infatti oggi la città è sede di un importante museo archeologico nazionale. È soprannominata la Città dei due mari, per la sua peculiare posizione a cavallo tra mar Grande e mar Piccolo. Taranto ha un legame intimo e indissolubile con il suo mare sia per la pesca e l’allevamento dei mitili, sia perché oltre al porto c’è l’Arsenale della Marina Militare. Dagli anni sessanta del Novecento Taranto è diventata anche la sede della più grande acciaieria d’Europa, l’Italsider, poi ILVA, oggi Acciaierie d’Italia; per decenni l’industria ha rappresentato la principale voce dell’economia del territorio, offrendo migliaia di posti di lavoro in una zona d’Italia che soffriva cronicamente del problema della disoccupazione, il colosso dell’acciaio è stato considerato all’epoca come il riscatto del Sud Italia, come la via per l’emancipazione e lo sviluppo. Parallelamente all’industria è cresciuta la città, cementificando la costa con enormi palazzoni e sono nati tristi quartieri periferici privi di servizi per accogliere gli operai venuti dalle campagne. Dopo circa cinquant’anni di attività è però gradatamente apparsa l’altra faccia della medaglia, il problema dell'inquinamento in città dovuto ai veleni emessi nell’aria dalle ciminiere dell’Ilva; ne è emersa una situazione gravissima, con un tasso tumorale della popolazione molto più alto rispetto a quello della media nazionale. L'acciaieria ha offerto negli anni crescita e sviluppo economico, ma allo stesso tempo ha avvelenato il territorio, così i suoi abitanti si sono ritrovati drammaticamente a combattere tra diritto al lavoro e diritto alla salute. Oggi che il mercato dell’acciaio si è considerevolmente ridotto Taranto si ritrova a subire contemporaneamente una crisi sia economica che ambientale e sogna faticosamente il suo futuro cercandolo nella sua storia e nel suo mare.



Maria Pansini “Taranto non vuole morire”
Maria Pansini “Taranto non vuole morire”
Maria Pansini “Taranto non vuole morire”
Taranto fu fondata dagli Spartani nell'VIII secolo a.C. col nome di Taras. La città, grazie alla sua posizione strategica al centro dell'omonimo golfo, alla fertilità del suo territorio e al commercio, divenne una delle più importanti póleis della Magna Grecia, infatti oggi la città è sede di un importante museo archeologico nazionale. È soprannominata la Città dei due mari, per la sua peculiare posizione a cavallo tra mar Grande e mar Piccolo. Taranto ha un legame intimo e indissolubile con il suo mare sia per la pesca e l’allevamento dei mitili, sia perché oltre al porto c’è l’Arsenale della Marina Militare. Dagli anni sessanta del Novecento Taranto è diventata anche la sede della più grande acciaieria d’Europa, l’Italsider, poi ILVA, oggi Acciaierie d’Italia; per decenni l’industria ha rappresentato la principale voce dell’economia del territorio, offrendo migliaia di posti di lavoro in una zona d’Italia che soffriva cronicamente del problema della disoccupazione, il colosso dell’acciaio è stato considerato all’epoca come il riscatto del Sud Italia, come la via per l’emancipazione e lo sviluppo. Parallelamente all’industria è cresciuta la città, cementificando la costa con enormi palazzoni e sono nati tristi quartieri periferici privi di servizi per accogliere gli operai venuti dalle campagne. Dopo circa cinquant’anni di attività è però gradatamente apparsa l’altra faccia della medaglia, il problema dell'inquinamento in città dovuto ai veleni emessi nell’aria dalle ciminiere dell’Ilva; ne è emersa una situazione gravissima, con un tasso tumorale della popolazione molto più alto rispetto a quello della media nazionale. L'acciaieria ha offerto negli anni crescita e sviluppo economico, ma allo stesso tempo ha avvelenato il territorio, così i suoi abitanti si sono ritrovati drammaticamente a combattere tra diritto al lavoro e diritto alla salute. Oggi che il mercato dell’acciaio si è considerevolmente ridotto Taranto si ritrova a subire contemporaneamente una crisi sia economica che ambientale e sogna faticosamente il suo futuro cercandolo nella sua storia e nel suo mare.
Ragusa Foto Festival 14
Opening: 27–30 agosto 2026
Mostre fino al 27 settembre 2026
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