Mostre

Yaakov Israel

The Black Horseman

Secondo la profezia biblica il cavaliere nero è il terzo dei quattro cavalieri dell'Apocalisse, e rappresenta la carestia anticipatrice della fine del mondo. Oggi, a un anno dallo scoppio di una pandemia, e vivendo tempi di sconvolgimenti politici, sociali, ambientali, economici in tutti gli angoli del mondo, la profezia biblica di "The End of Days" assume nuove interpretazioni. Sembra che per le nostre società post capitaliste la fine dei tempi sia già alle porte. Come un romanzo fotografico, il progetto abbraccia la profezia del cavaliere nero come il tema attorno al quale s’intrecciano le storie raccontate dalle immagini di un mondo che sta diventando lentamente irriconoscibile. Dietro questi scenari apocalittici, in cui i desideri sembrano lasciare spazio alla rassegnazione, la fotografia si presenta come un'opportunità per immaginare il futuro.
Yaakov Israel, (Gerusalemme, 1974), insegna fotografia in alcune fra le più prestigiose scuole di fotografia israeliane. Le sue fotografie fanno parte delle collezioni della Knesset (la casa del Parlamento israeliano), del Museo d'arte di Haifa e del Museo d'arte di Ashdod.

Frijke Coumans

Gardeners of Desire

Il desiderio è sempre il tema centrale della sua produzione artistica e il progetto comprende le diverse declinazioni del tema del Festival rappresentate dalle diverse espressioni più contraddittori che la società dei consumi alimenta nella vita di tutti i giorni. Consapevole dell’affascinante e contrastante relazione tra l’irrazionalità e il bisogno di controllo, si tratta di un racconto visivo il cui filo conduttore è il desiderio di libertà. L'eros, per esempio, spinge a conoscere qualcosa al di fuori di noi stessi, ad entrare nello spazio tra noi e l'ignoto in cui la fotografia ne può catturare la luce. In linea con i tempi in cui viviamo dove l’apparenza è tutto, le immagini sono guidate da un'esteriore progettualità che rappresenta la continua relazione della dualità del desiderio, istinto e razionalità.

Frijke Coumans (Paesi Bassi, 1995) è un'artista emergente che utilizza la fotografia in modo visivamente dirompente e sensuale per rappresentare il suo interesse verso i comportamenti e le scienze sociali. Il suo lavoro è apparso in numerose mostre e libri auto-pubblicati.

Jenia Fridlyand

The leaves will fall from the sky

Il titolo del progetto deriva dal detto "El que nace para tamal del cielo le caen las hojas" che esprime un grande rispetto verso il triste destino sia di Cuba e sia della cultura russa. Consapevole di questo fatalismo diffuso, il progetto mette in mostra le possibili alternative per cambiare il destino della realtà cubana: "Quando sono andata a Cuba per la prima volta, nel 2012, sono rimasta colpita dall'isola tropicale e dalla scarsa somiglianza con l'ambiente tendenzialmente cupo della mia infanzia in Russia". Nel 2017 l'artista realizza il suo desiderio di tornare a Cuba e per due anni esplora l'intera isola e i luoghi che più la affascinavano. A Cuba, dove tutto era musica, spensieratezza e poesia, sembrava completamente diversa dai suoi ricordi. Oggi poi la situazione di Cuba è stata esacerbata dalla pandemia e dall’inasprimento delle sanzioni inflitte dagli Stati Uniti negli ultimi due anni.

Jenia Fridlyand (Mosca, 1975), fotografa ed educatrice, vive tra New York e la valle dell'Hudson. Ha studiato al Centre Iris e all'Université Paris VIII e un MFA all'Università di Hartford. É cofondatrice di 'Image Threads Collective' che riunisce artisti, educatori e bookmaker di tutto il mondo per lo scambio di idee ed esperienze sul libro fotografico. È rappresentata dalla Galerie Wouter van Leuween, Amsterdam, Paesi Bassi.

Simon Van Geel

Megalomania - Delusions of Grandeur

In Spagna, all'inizio del duemila, il futuro sembrava ridente e pieno di promesse Erano stati fatti piani di costruzione per la realizzazione di nuove città, hotel, resort. Già dal titolo del progetto, ispirato alla tendenza in economia di desiderare sempre di più, si evince il triste racconto di quello che è rimasto del boom immobiliare e delle conseguenze della crisi finanziaria scoppiata nel 2008. Degli scheletri di cemento rimasti nel paesaggio inutilizzabili come cicatrici della crisi. Prova concreta del grande spreco di risorse che ha invaso il paesaggio, sono diventati ormai delle sculture astratte il cui scopo originario è stato dimenticato. Oggi non c'è recupero, al contrario, s'investe ancora in nuove costruzioni provocando ulteriori perdite e quindi scelte non ecologiche.

Simon Van Geel (Belgio, 1993), fotografo documentarista interessato a raccontare la banalità/ quotidianità della società a volte con un tono umoristico. Ha studiato presso la Karel de Grote-Hogeschool di Anversa e si è specializzato con un master in fotografia presso la Royal Academy of Fine Arts (KASK) di Ghent.

Alexis Vasilikos

A Lover’s Sequence

A differenza della narrazione sulla sessualità, tipicamente "bagnata", qui le immagini hanno una "secchezza" zen. Sebbene si tratti di una serie sulla sessualità, non si vedono persone ma oggetti. Tra questi le preferenze zen: capi, fiori, semi, alberi, piccoli oggetti quotidiani. E la maggior parte di loro resiste a qualsiasi tentativo di proiezione di un’identità personale o psicologica.
Una poetica zen della sessualità composta dallo sguardo di un monaco giocoso, pacatamente ossessionato dalla forma del sesso maschile e femminile, che cerca immagini di rapporti. La sessualità è piuttosto legata al sublime ma qui il movimento è distintamente verso il bello al fine di trasmettere una potente intimità con il pretesto del distacco - se questo non è zen, che cos'è allora?

Alexis Vasilikos (Atene, 1977) è un artista visivo noto per il suo approccio non convenzionale alla fotografia. La sua ricerca artistica è da sempre profondamente influenzata dal misticismo orientale. Dal 2012 è co-fondatore di Phases Magazine, rivista online di fotografia artistica. È rappresentato dalla CAN Christina Androulidaki Gallery.

Federico Arcangeli

Pleasure Island

Un viaggio nella terra dei desideri, Rimini, rinomata destinazione turistica della riviera adriatica, capitale della vita notturna e delle discoteche. Conta centocinquanta mila abitanti ma in estate diventa una piccola metropoli che arriva a ospitare fino a due milioni e mezzo di persone. Musa e ispirazione di grandi artisti che l’hanno descritta attraverso i loro occhi, come il fotografo nativo Marco Pesaresi con i suoi scatti in bianco e nero, o il grande regista Federico Fellini, grazie al quale negli anni '70, Rimini divenne famosa in tutto il mondo con il film "Amarcord". Durante gli anni '80, i club e le discoteche hanno vissuto la loro epoca d'oro, con un gran numero di visitatori, VIP e un'esibizione di lusso estremo che ha portato agli anni '90, dove la rigorosa selezione all'ingresso dei club ha lasciato spazio alla sperimentazione, dopo le feste e la ricerca musicale. Nonostante i tempi siano cambiati e diversi club storici siano ora chiusi per sempre, Rimini può ancora incantare gli amanti della notte che desiderano così tanto la trasgressione.

Federico Arcangeli (Rimini, 1983), infermiere di professione, di recente si avvicina alla fotografia. Fonda il blog 'People_Are_Strangers' e diviene membro selezionato del sito World Street Photography e membro del collettivo 'Romagna Street Photography'. Finalista nel 2016 del “London Street Photography”, “San Francisco Street Photography” e “Miami Street Photography Festival”.

Aurore Dal Mas

Don't love me, I'm your toy

Per una volta, è lui che si spoglia. Questo corpus di immagini esplora e inverte lo scambio di potere tra maschio e femmina, mettendo in discussione il desiderio di essere guardato e scrutando la presenza fisica ma virtuale. Si inverte lo scambio di potere tra maschio e femmina, e si esplora mettendo in discussione il desiderio di essere guardato. Passivi, mai incontrati, senza sapere di essere fotografati, sono diretti a distanza dalla voce della donna che proviene dal computer e lo guida nelle sue pose. Le foto sono state scattate durante delle chat video di Skype e durante le quali gli uomini si spogliavano, almeno a petto nudo a una condizione, l'anonimato. La serie suggerisce anche la stanchezza di dover esistere negli occhi dell'altro come oggetto del desiderio e interroga il ruolo di spettatore-voyeur del pubblico, evidenziando la disumanizzazione, la vulnerabilità delle relazioni distanti, nonchè della difficoltà di trovare intimità e l'entusiasmo per compiacere.
Aurore Del Mas (Belgio 1981) Belga-italiana, il suo lavoro si concentra su movimenti indicibili, forze naturali, relazioni di desiderio e autoritratto. Una grammatica personale preoccupata e sensuale che sta attenta a non dare troppe risposte. Oltre alla fotografia, Aurore Dal Mas esplora anche i campi della scrittura, del video e dell'installazione. Ha esposto al Musée de la Photographie di Charleroi (Belgio), al festival Oodaaq di Rennes.

João Henriques

School Affairs

Un lavoro che interseca il piano autobiografico e l'etica nella produzione di immagini. Quando nel 2011
in un momento di crisi esistenziale a causa dell'ingresso nella mezza età, il ritorno agli studi all'Università per studiare fotografia con il desiderio di esplorare argomenti esaltatori di conflitti ma anche di crescita interna, l’autore comincia a indagare con lo sguardo quindi al maschile, le immagini del corpo femminile. Consapevole della loro smisurata visualizzazione spesso diventano fonti di conflitto emotivo e intellettuale, in quanto utilizzate per rappresentare la visione di un desiderio crescente, di una fantasia mai materializzata, prefigurando la fotografia come un simulacro e come una crisi del desiderio. L'occhio in quanto tecnologia del desiderio e la fotografia in quanto strumento mentale, a volte vengono usati per confrontarsi con le idee di corpo e del significato fotografico attraverso una narrazione ambigua che mostra simultaneamente ma anche nega, distorce e frustra lo sguardo.

João Henriques (Portogallo) Laurea in Management a Evora e Master of Photography presso il Politecnico di Tomar. Ha partecipato a diverse esposizioni in Europa

Giovanni Presutti

Give me liberty or give me death

La diffusione della pandemia dovuta al Covid19 è strettamente legata all’estremo sfruttamento dell’ambiente tipico del sistema capitalista. Osservando da una webcam, l'autore ha scelto di documentare i manifesti comparsi durante le proteste contro i lockdown dilagate dagli Stati Uniti.
Dai messaggi propagandistici tesi a influenzare i desideri della gente comune e le loro propensione ai consumi, i giganti pannelli pubblicitari americani, come quelli iconici di Times Square a New York, hanno lasciato spazio a una serie di inviti ad adottare comportamenti responsabili, non individualisti, e rispettosi della salute pubblica. La contrapposizione non solo visiva ma anche filosofica, porta a un cortocircuito concettuale che evidenzia tutte le contraddizioni della nostra epoca. Dal primato dell'economia alla tutela della salute.

Giovanni Presutti (Firenze, 1965) dopo la laurea in Legge si diploma alla Scuola Art’E di Firenze, frequenta il master di reportage alla scuola John Kaverdash di Milano. Pluripremiato, ha una intensa attività espositiva in Italia e all’estero presso gallerie, musei e centri culturali sia pubblici che privati. Fa parte del collettivo Synap(see) ed è rappresentato dalla galleria Die Mauer.

Giacomo Alberico

After The Gold Rush

Nel 410 d.C., nel pieno delle invasioni barbariche, la città di Roma veniva brutalmente saccheggiata da un esercito di Visigoti al comando del re Alarico. Con il famoso "Sacco di Roma" i Visigoti misero mano su immense ricchezze, persino alcune reliquie del tempio di Gerusalemme. Dalla città capitolina, carichi di bottini e di schiavi, si diressero in Calabria. Dovevano raggiungere l'Africa, considerata il “granaio di Roma”, ma durante il viaggio una forte tempesta distrusse la flotta e dovettero fermarsi sulla costa calabrese e quindi a rifugiarsi a Cosenza. Secondo la leggenda, Alarico morì poco dopo per una malattia e fu sepolto con il famoso tesoro nel letto del fiume Busento che attraversa il centro storico della città. Negli anni a venire, noti personaggi, ricercatori e semplici appassionati cercheranno invano di trovare questo luogo sconosciuto.

Giacomo Alberico, (1994), ha studiato fotografia presso lʼAccademia di Belle Arti di Brera e ha partecipato a workshop e residenze artistiche grazie a varie istituzioni tra Venezia, Palermo e Cosenza. La sua ricerca esplora il rapporto tra uomo, città, confini spaziali e temporali, cercando nel quotidiano paesaggi e oggetti che possano illustrare la presenza dellʼuomo e la sua attività nel tempo in relazione al contesto in cui vive.

Alba Zari

The Y

Ogni donna eredita due cromosomi X, uno dei quali può essere paterno. Alba Zari usa il mezzo fotografico come metodo visivo di indagine e per scrivere note di autoanalisi atte alla ricerca del padre che non ha mai incontrato. La Y mancante entra in un processo di auto-trasformazione in cui i risultati della ricerca possono modificare la percezione della sua identità. A 25 anni scopre che la persona che ha sempre pensato fosse suo padre, è in realtà padre solo di suo fratello.
Una profonda ricerca delle sue origini documentata con rigore scientifico e attraverso specifici metodi e linguaggi fotografici. Alba utilizzerà tutta la sua conoscenza del linguaggio visivo per un risultato implementato attraverso le risposte negative e abbraccerà la sofferenza del negativo nella sua ricerca, consapevole che la negazione non è frustrante ma un sollievo, un'esclusione.

AlbaZari (Bangkok, 1987), a Bologna si laurea al DAMS per poi specializzarsi in fotografia e visual design alla NABA di Milano, proseguendo gli studi in fotografia documentaria all’International Center of Photography di New York. Nel 2020 con il progetto THE Y (opera vincitrice del premio Graziadei),espone al FOAM (Amsterdam), MAXXI (Roma), London Art Fair, Festival Circulation (Parigi) e molti altri.

Mostra in collaborazione con Collezione Donata Pizzi fondata nel 2014 per promuovere i lavori e la comprensione delle fotografe italiane più originali, realizzati dalla metà degli anni Sessanta ai giorni nostri.

Francesco Levy

Azimuths of Celestial Bodies

È un diario visivo personale, una topografia illustrata del viaggio autobiografico intrapreso per esplorare la sua geografia: “un flusso metaforico di vite ora si fondeva in me stesso: l'ultimo dei miei parenti".
Ci sono tanti modi per raccontare una storia quante le possibilità di mentire su essa. Come in un viaggio attraverso storie e personaggi, il progetto ricostruisce il nucleo della sua famiglia dell'autore.
Le grandi guerre che hanno sconvolto l'Europa durante l'ultimo secolo sono il filo conduttore, lo sfondo cupo e il motore principale delle migrazioni che hanno permesso ai percorsi di intrecciarsi. Un racconto sulla discendenza che collega ciò che è con ciò che è stato e restituisce ricordi tramandati e liberamente reinterpretati.
Francesco Levy (1990), laureato all'Accademia di Belle Arti di Venezia, si specializza presso la Fondazione Studio Marangoni. Dal 2017 lavora attivamente nel campo della fotografia contemporanea partecipando a diversi festival tra cui Fotografia Europea e SIFEST. É stato finalista del Celeste Prize e vincitore del premio Combat Prize Art Tracker.

Mostra a cura di Alessandra Capodacqua

Jonna Bruinsma

Dragone

La mostra è curata da Blurring the Lines, network accademico internazionale che promuove i talenti delle scuole di fotografia di tutto il mondo, che ha selezionato il progetto di Jonna Bruinsma dedicato alla quotidianità di una famiglia che vive nella parte storica di Bari. Il progetto espositivo è la tesi di laurea della giovane fotografa olandese alla Hogeschool voor de Kunsten di Utrecht, Paesi Bassi, che indaga sulle giovani generazioni e i loro desideri in un territorio del sud italiano spesso penalizzato dalle poche opportunità di realizzazione. Il progetto raccoglie le immagini dei ragazzi realizzate nel loro ambiente domestico. Un modo per accedere a un'intimità altrimenti quasi invisibile. Incuriosita dai luoghi in cui è più evidente come gli stili di vita tradizionali sono sfidati dalla modernità. Il suo obiettivo era affrontare visivamente le sfide tra tradizioni familiari e convenzioni culturali profondamente radicate e gli effetti sulle giovani generazioni che crescono vivendone i cambiamenti.
Jonna Bruinsma (Amsterdam, 1995) Fotografa documentarista vive ad Amsterdam e ha studiato presso la High School of Arts a Utrecht, Paesi Bassi. Definisce l’Italia come la sua seconda casa dopo l’Olanda, e si è appassionata allo studio della cultura italiana trovando interessante la differenza tra Nord e Sud e l'importante ruolo che la famiglia gioca all'interno del loro stile di vita.

Premio Portfolio 2019

Nell'edizione 2019 la giuria, composta da Carlo Bevilacqua, Alessandra Capodacqua, Alfredo Corrao, Yvonne De Rosa, Sam Harris, Donata Pizzi considerata la qualità dei lavori candidati alla selezione per il Premio Miglior Portfolio, ha deciso di menzionare altri due progetti.

Primo classificato, il progetto Estancia Rio Mitre realizzato nella Patagonia argentina da Alessandro Scattolini (Loreto, 1991). Le immagini raggiungono un risultato potente attraverso l’approccio delicato e sensibile del giovane autore, per lo sguardo contemporaneo e per la spiccata capacità documentaria ed estetica, unita a una notevole poetica.

Secondo classificato, il progetto La Settimana Santa in Sicilia di Daniele Vita (Vetralla, 1975) per la straordinaria capacità di rappresentare il classico tema delle feste religiose siciliane con uno spiccato respiro cinematografico.

Terzo classificato, il progetto Vere finzioni: Supereroi di Francesco di Robilant e Anna La Rosa, Catania, per l’originale ed elegante modalità di esecuzione del lavoro e l’innovativo approccio al tema del super eroe.